LA COSA PIÙ BELLA È VOLTARE PAGINA

A scuola, quando si cambiava argomento della stessa materia e si affrontavano nuovi esercizi, si voltava pagina al quaderno e col palmo della mano si passava sopra all’attaccatura della pagina bianca, come per voler fare sul serio.

Non c’è niente di meglio, per voltare pagina, che farlo nel senso stretto e concreto del termine. Con un libro, o meglio, con un quaderno. Una collana di quaderni nel peggiore degli ultimi settant’anni. In un momento in cui la lettura media è calibrata in un massimo di 60 parole, alla velocità dei social network. In un periodo in cui le edicole diventano altro e le librerie nemmeno quello. Quando ti ritrovi ad aver convogliato anni di esperienze dedicate, in un enorme fuoco d’artificio, meraviglioso ma durato pochissimo.

Il fatto è che proprio negli anni in cui scoprivo il Teatro, mio padre, commerciante, organizzava prodotti, clienti e fornitori in quadernoni che ne scandivano l’andamento quotidiano e le relative rendicontazioni scadenzate. Ma poi, finito il lavoro, tornava a casa e con la sua Olivetti, che ora ho io, si chiudeva in sala e aggiornava la sua rubrica telefonica battendola a macchina. Il lavoro era così lungo che quando ormai era arrivato a ricopiare i nostri parenti omonimi (Z di Zizzi), aveva così tanti numeri nuovi o cambiati che aspettava qualche giorno e poi ricominciava.

Dev’essere questa la matrice genetica che mi porta ad amare le liste e gli elenchi, ma anche la continua ricerca alle raccolte che rappresentino la selezione definitiva o la conclusione definitiva a tutta una serie di argomenti che conosco o di cui mi sono appassionato. Inutile dire che i computer prima e la rete dopo non hanno fatto altro che agevolare ed allargare questo strano passatempo, che dura ormai da vent’anni.

Nei suo primo cartellone, durato appena cinque mesi, teatrominimo – 28 posti in 28 metri quadri- ha avuto il tempo di ospitare 54 spettacoli, offrendo a circa 80 artisti la possibilità di avvicendarsi sul palco, davanti ad oltre 400 soci in totale. Oggi che è un posto vuoto, si conferma una scatola modulare e versatile, quasi performante essa stessa. Ora si appresta ad essere il quartier generale di quadernominimo, ovvero una stamperia artigianale che produrrà dei gadget di microeditoria, per favorire le arti della scrittura e della lettura, ceduto a fronte di un contributo equo e liberale teso a sostenere le attività di teatrominimo, nell’attesa che diventi di nuovo fruibile a tutti e senza distanziamento, che si ostinano a chiamare sociale ma che invece è soltanto fisico, sperando anche che diventi presto un lontano ricordo.

Nel cantiere di quadernominimo ci sono già oltre cento titoli, di cui una prima parte è già disponibile in cartaceo o in pdf su www.teatrominimotaranto.it. Si parte con un primo focus su Taranto, culla di questa nuova esperienza ed alcuni titoli mirati al periodo natalizio. Una proposta ampia e trasversale che, di volta in volta, avrà per argomento Teatro, letteratura, cinema, musica ma anche arti, scienze, tecnologie, saggi e narrativa originale. Ciascun titolo sarà chiuso in 28 pagine, per una lettura snella e veloce, invitante magari anche per chi vuol scrivere e non riesce ad affrontare l’idea di un libro con struttura e lunghezza decisamente più complesse dei quadernominimo, che saranno delle letture “Pop”.

Mi chiamo Stefano Zizzi, la mia città é Taranto, ho 42 anni, metà dei quali passati su un palcoscenico. Ho coronato il sogno di una vita realizzando un Teatro, che dopo una gestazione romanzesca, ha dovuto cessare le attività dopo appena 5 mesi, a causa della pandemia.

Segni particolari: non so stare con le mani in mano.